Acquedotto Carolino di Luigi Vanvitelli

Ponte Carlo III - Acqueddotto Carolino

UNESCOBene protetto dall'UNESCOUNESCO
Patrimonio dell'Umanità             

Il grandioso progetto elaborato da Luigi Vanvitelli per il re di Napoli, Carlo di Borbone, oltre alla edificazione di una reggia a pianta quadrangolare e alla sistemazione di una vasta piazza ellittica antistante, prevedeva la realizzazione di reali delizie comprendenti un parco con fontane, un lago artificiale, una cascata, una riserva di caccia e l’acquedotto che avrebbe dovuto trasportare l’acqua per il Palazzo e per rifornire le popolazioni abitanti nelle zone limitrofe. L’acquedotto, denominato Carolino in onore del re costituisce una grande opera di ingegneria idraulica e una delle imprese più importanti realizzate dai Borbone. Originato dalla esigenza di approvvigionare la grande città che sarebbe sorta intorno alla reggia e al fine di potenziare l’alimentazione idrica della città di Napoli esso doveva servire anche al rifornimento idrico delle reali delizie ed all’alimentazione delle fontane e dei giochi d’acqua in esse presenti. Il condotto rappresentava una moderna infrastruttura lungo la quale si estendevano giardini e tenute reali destinate sia a scopi di svago che a fini produttivi, in un susseguirsi di paesaggi montani e fluviali che dal territorio beneventano si protendevano fino alle colline ed alle fertili pianure di Terra di Lavoro. Il condotto ha uno sviluppo in lunghezza di circa 38 Km, largo metri 1.20 ed alto 1.30, è tutto interrato, tranne la parte che passaPonte Carlo III - Acquedotto Carolino sui ponti ed è segnalato da 67 torrini, caratteristiche costruzioni a pianta quadrata e copertura piramidale, destinate a sfiatatoi e ad accessi per l’ispezione. La sua quota di livello alle sorgenti è di mt 254 e quella alla Cascata della Reggia è di mt 203, con una pendenza media del canale di 1⁄2 mm per metro. I lavori iniziarono nel 1753, nelle prime due parti, più tardi nella terza, e furono completati nel 1770 con una spesa complessiva di 622.424 ducati (A. Sancio 1826). Il ritrovamento delle acque sorgive nell’area del Taburno da parte di Luigi Vanvitelli fu possibile anche grazie alla ricerca nell’area dell’acquedotto romano chiamato dell’Acqua Giulia che nell’antichità aveva rifornito la città di Capua. Sui terreni del Duca di Airola il Vanvitelli aveva individuato le sorgenti del Fizzo, Noce, Fico, Molinise, Marano, Sambuco, San Sebastiano, Volla, Rapillo, la Peschiera del Principe. Nei pressi delle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Airola dove ha origine il percorso dell’acquedotto Carolino, furono realizzati due collettori, il Carcarella ed il Ficucella, che scaricavano le acque in due vasche di raccolta: “le vasche del Fizzo”. Le vasche Sorgente Carcarella al Fizzo - Acquedotto Carolinofacevano si che l’acqua si depurasse ed inoltre era presente un meccanismo del troppo pieno qualora la portata aumentasse improvvisamente. Oggi tutta l’area è stata ripulita da arbusti e sterpaglie rendendola fruibile per godere del suggestivo rumore dell’acqua sorgiva e dal paesaggio circostante. L’antico Mulino che si trovava nei pressi delle vasche è stato trasformato in Masseria e nei pressi si trova il primo dei 67 torrini che seguono il condotto del Carolino. L’acquedotto prosegue dal comune di Bucciano verso valle attraversando il fiume Isclero, un tempo chiamato Faenza. Per attraversare il fiume fu realizzato un ponte a tre archi, alto 7 metri e lungo 190 metri. Ancora oggi sono presenti due lapidi dedicate a Carlo III e ad Amalia di Sassonia, in seguito fu aggiunto anche il nome di Ferdinando IV per ricordare i sovrani che resero possibile questa grande opera di ingegneria idraulica. Proseguendo verso Moiano il condotto si arricchiva di altra acqua proveniente dalle Sorgenti dei Cantari e fontana del Carpino (attualmente non collegate all’Acquedotto). Dopo aver oltrepassato gli abitati di S.Agata de’ Goti e Valle di Maddaloni, dove si incontra un altro ponte canale denominato di Tagliola a 5 archi lungo 60 metri ed alto 19 attraversando le superfici boscate del monte Longano, il condotto si dirige verso il monte Garzano, raggiunto attraverso il monumentale viadotto dei Ponti della Valle, a tre ordini di arcate sovrapposte e lungo più di cinquecento metri. La valenza paesaggistica è chiaramente sottolineata dal disegno di Vanvitelli che lo ritrae sullo sfondo della piana campana e del Vesuvio , provvisto del caratteristico pennacchio. Attraverso altri due trafori e numerosi piccoli ponti il Carolino giunge alle reali delizie casertane costituite dal Parco, dal Giardino Inglese e dal Bosco di S.Silvestro, che, adagiate sui colli Tifatini, costituiscono lo sfondo paesaggistico della reggia. All’altezza del borgo di Puccianiello, l’acquedottos’introduce all’interno del Bosco di S. Silvestro, tenuta di cento ettari, ampliata e risistemata per renderla idonea allaTorrino d'ispezione - Acquedotto Carolino caccia, alla coltivazione di vigne ed olivi, all’allevamento di ovini ed alla produzione di formaggi pregiati dove tra il 1797 ed 1801 fu realizzato il casino di caccia. Attraverso il Bosco di S. Silvestro l’acquedotto giunge alla grotta artificiale posta a conclusione del grande parco realizzato, su di una superficie di 122 ettari, alla fine delXVIII secolo, secondo criteri basati sulla tradizione del giardino formale all’italiana. Adiacente alla cascata fu realizzato un altro condotto (canale di carico e scarico di S.Leucio) che dopo l’utilizzazione a scopi meccanici per le filande del Reale setificio di S.Leucio restituiva le acque del Carolino alle peschiere del parco all’altezza della fontana di Diana. Dopo aver attraversato il cosiddetto Bosco Vecchio, inserito nell’antico giardino degli Acquaviva, un ramo del condotto raggiungeva il sito di Carditello, fattoria modello voluta da Ferdinando IV per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e di bovini. Dalle sorgenti del Fizzo fino al nucleo agrario sperimentale di Carditello, il Carolino ed il paesaggio circostante fanno da elemento unificante di un sistema di giardini, parchi, riserve di caccia e tenute agricole che andrebbe completamente recuperato e riqualificato con interventi di restauro del condotto, di salvaguardia di tutte le aree e degli edifici di pregio e di restauro ambientale delle aree soggette a degrado a causa di edilizia incontrollata, attività estrattive e carenza di adeguate norme di tutela. Inserito nel 1997 nella lista dei beni tutelati dall’UNESCO, dal febbraio del 2010 la gestione tecnico economica e la tutela dell’Acquedotto Carolino è stata affidata al Ministero per i Beni e le Attività culturali Soprintendenza BAPSAE di Caserta e Benevento ora alla Soprintendenza Speciale Polo Museale della città di Napoli e della Reggia di Caserta.

Francesco Canestrini, Maria Rosaria Iacono

Percorso Acquedotto Carolini

 

Convegno "L'Acquedotto Carolino - Recupero e valorizzazione"

 

 Documentario di GEO & GEO sull'Acquedotto Carolino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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